Pontremoli e il Passo della Cisa, viaggio in Lunigiana
Da Elba a Pontremoli passando per la Cisa: un viaggio tra borghi, montagne, storia e il Santuario della Madonna della Guardia
Ci sono viaggi che nascono con una destinazione precisa e altri che diventano più belli proprio quando ci si concede una deviazione. È un po’ quello che è successo durante il nostro ritorno dall’Isola d’Elba. L’idea era semplice: risalire verso nord, attraversare l’Appennino e affrontare il Passo della Cisa. Poi, però, lungo la strada, è arrivata la voglia di fermarsi a Pontremoli. Ed è stata una di quelle soste che valgono più del tempo che si decide di dedicarle.

Pontremoli si trova in Lunigiana, ai piedi dell’Appennino e proprio nella conca che conduce verso il Passo della Cisa. È un luogo che per secoli è stato un punto di passaggio importante tra la Toscana e il nord Italia, attraversato da pellegrini, viandanti e mercanti. Ancora oggi questa vocazione al viaggio si percepisce appena si arriva.

Dal mare dell’Elba alle montagne della Lunigiana
Il bello di questo itinerario è soprattutto il contrasto. Poco prima si è ancora immersi nei colori e nei profumi dell’Isola d’Elba, con il mare alle spalle e la sensazione tipica delle vacanze estive. Poi, chilometro dopo chilometro, la strada porta verso l’interno, le montagne diventano sempre più presenti e l’atmosfera si fa decisamente diversa.

Pontremoli, il paese dei ponti e della Via Francigena
A Pontremoli si arriva con la sensazione di essere entrati in un luogo costruito attorno all’acqua e alle strade. Il centro storico si sviluppa tra il fiume Magra e il torrente Verde, mentre numerosi ponti collegano le diverse parti dell’abitato. Anche il nome della città viene tradizionalmente ricondotto all’antico “Pons Tremulus”, legato al ponte sul torrente Verde.

Passeggiare senza una meta precisa è probabilmente il modo migliore per scoprirla. Si attraversano stradine, piazze e angoli che raccontano una storia antica senza avere necessariamente bisogno di grandi spiegazioni.

E poi c’è il legame fortissimo con la Via Francigena. Pontremoli rappresenta infatti una delle tappe storiche del grande cammino che attraversa l’Italia verso Roma.

È curioso pensare che le stesse strade percorse oggi dai turisti siano state, secoli fa, attraversate da pellegrini che viaggiavano a piedi con mezzi e comodità decisamente lontani da quelli a cui siamo abituati.

Il Duomo di Pontremoli, la Concattedrale di Santa Maria Assunta
Passeggiando nel centro di Pontremoli è impossibile non notare la Concattedrale di Santa Maria Assunta, conosciuta semplicemente come il Duomo di Pontremoli. È uno degli edifici che meglio raccontano la storia e la ricchezza artistica della città e merita sicuramente una sosta durante la visita.

La sua storia comincia nel Seicento. Il Consiglio Generale di Pontremoli decise nel 1630 di costruire un nuovo grande tempio che fosse adeguato alla popolazione e degno dell’importanza che la città aveva ormai raggiunto. Il progetto venne affidato all’architetto cremonese Alessandro Capra e i lavori iniziarono nel 1636, dopo la demolizione dell’antico oratorio di Santa Maria della Piazza e di alcuni edifici vicini. Per vedere completata la nuova chiesa bisognerà però aspettare il 1687.

Entrando nel Duomo si percepisce immediatamente la grandiosità del progetto. La grande navata unica è affiancata da cappelle laterali e da un breve transetto. Sopra l’incrocio dei bracci si innalza una cupola luminosa che contribuisce a dare all’interno un senso di verticalità e imponenza.

La facciata non appartiene alla fase originaria della costruzione. Fu realizzata tra il 1878 e il 1881 su progetto dell’architetto fiorentino Vincenzo Micheli, utilizzando il caratteristico marmo bianco di Carrara. È un dettaglio che lega ancora una volta Pontremoli al territorio circostante e alle tradizioni artistiche della Toscana.

Anche guardando verso l’alto si scopre una storia fatta di trasformazioni. Gli affreschi della volta della navata e del transetto furono realizzati alla fine del Seicento da Francesco Natali, ma vennero successivamente sostituiti dagli stucchi nell’Ottocento.

Gli stucchi del presbiterio e del coro risalgono invece al Settecento e contribuiscono a creare quell’aspetto ricco e scenografico che ancora oggi caratterizza l’interno della Concattedrale.
Tra gli elementi più interessanti c’è anche la cappella neoclassica del Santissimo Sacramento, realizzata nel 1828, che testimonia il continuo rinnovamento della chiesa anche nei secoli successivi alla sua costruzione.

La vera sorpresa, per chi entra nel Duomo senza conoscerne la storia, è però rappresentata dalle opere pittoriche. La chiesa conserva infatti una notevole raccolta di dipinti che permette quasi di fare un viaggio nella pittura italiana del Settecento.

Nel presbiterio e nel coro si trovano importanti opere di soggetto mariano, commissionate grazie alla devozione e alla generosità dei fedeli. Tra queste ci sono la Nascita della Vergine di Gian Domenico Ferretti, la Visitazione di Vincenzo Meucci, lo Sposalizio della Vergine di Giuseppe Peroni e l’Assunzione di Giuseppe Bottani.

Sono opere che raccontano non soltanto la devozione religiosa dell’epoca, ma anche il gusto e le scelte culturali della comunità di Pontremoli, capace di rivolgersi ad artisti provenienti da importanti ambienti artistici italiani.

Tra le opere più legate alla storia della città c’è il grande dipinto Il Giuramento, realizzato dal pittore pisano Giovanni Battista Tempesti e donato nel 1792 dalla famiglia Caimi.
E forse è questo uno degli aspetti più belli del Duomo di Pontremoli: dietro la ricchezza delle opere, degli stucchi e dell’architettura si ritrova la storia concreta di una comunità, delle sue paure, delle sue speranze e della sua fede.

Il fascino discreto del Castello del Piagnaro
Sopra il centro storico domina il Castello del Piagnaro, uno dei simboli di Pontremoli. La sua posizione racconta già molto della storia della città: dall’alto era possibile controllare i percorsi che attraversavano questa parte della Lunigiana.

Anche senza trasformare la visita in un tour storico, basta alzare lo sguardo per capire quanto Pontremoli sia stata importante come città di passaggio. Il castello, le chiese, i ponti e le antiche strade formano un insieme armonioso che rende piacevole anche una semplice passeggiata.

È proprio questa, forse, una delle caratteristiche che più colpiscono: Pontremoli non sembra una località costruita per il turismo, ma un paese che continua semplicemente a vivere la propria storia.

L’Oratorio di Sant’Ilario è un piccolo tempio neoclassico situato sul colle del Piagnaro, poco sotto il Castello di Pontremoli, vicino all’antica porta d’accesso al borgo dalla strada del Brattello. Costruito tra il 1883 e il 1893, venne dedicato alla Beata Vergine del Popolo e nel 1894 accolse la statua di Sant’Ilario, da cui prende oggi il nome.

Nonostante le dimensioni contenute, l’oratorio presenta un interno particolarmente curato, con un’unica navata, stucchi, affreschi, una volta a botte e una piccola cupola circolare decorata con quadrature. Anche la facciata è elegante e caratterizzata da una scalinata che conduce al pronao e da due portali laterali.
Verso il Passo della Cisa
Lasciata Pontremoli alle spalle, la strada sale verso il Passo della Cisa, una delle tappe più affascinanti di questo itinerario e, soprattutto, una strada che ha un posto speciale nel cuore di moltissimi motociclisti.

Il passo si trova a circa 1.041 metri di altitudine, sullo spartiacque tra la Val di Magra e la Val Taro, e segna il confine tra la provincia di Massa-Carrara e quella di Parma.

Percorrere la strada della Cisa significa cambiare ancora una volta scenario. Il paesaggio si fa più montano, il verde accompagna il viaggio e la strada diventa parte integrante dell’esperienza.

Per chi viaggia sulle due ruote, il Passo della Cisa non è semplicemente un valico appenninico da attraversare. È una di quelle strade che fanno parte dell’immaginario del viaggio in moto, grazie alle curve, ai cambi di paesaggio e a quel continuo susseguirsi di salite e discese che rende la guida particolarmente piacevole. Le curve diventano protagoniste e, per chi ama guidare, ogni tornante diventa quasi un invito a proseguire.

E quando si arriva al Santuario della Madonna della Guardia, in cima al Passo della Cisa, si ha quasi la sensazione di aver concluso un piccolo viaggio dentro il viaggio.

Raggiungibile attraverso una caratteristica scalinata, il santuario fu costruito tra il 1919 e il 1922 e venne successivamente dichiarato santuario nel 1930. È dedicato alla Madonna della Guardia, considerata patrona degli sportivi.
La visita è una di quelle piccole parentesi che capitano quasi per caso durante un viaggio e che poi rimangono nella memoria.

Ci si ferma, si sale la scalinata, si guarda il paesaggio e per qualche minuto il ritmo della strada rallenta. Non serve necessariamente essere pellegrini o particolarmente appassionati di storia religiosa: il valore di questo luogo sta anche nella sua posizione, proprio sul valico che per secoli ha rappresentato una porta tra territori diversi.

Alle spalle del santuario si trova inoltre la Porta della Via Francigena Toscana, che segna simbolicamente l’ingresso al percorso che dal Passo della Cisa scende verso Pontremoli.

Verso Milano, il viaggio è davvero finito
A questo punto non resta che rimettersi in moto e imboccare la strada verso Milano. Dopo la sosta al Passo della Cisa e un ultimo sguardo al paesaggio dell’Appennino, arriva quel momento che durante ogni viaggio vorremmo rimandare il più possibile: quello della ripartenza verso casa.

Alle nostre spalle rimangono Pontremoli, la Lunigiana, il Santuario della Madonna della Guardia e le curve della Cisa. Davanti, invece, ci sono ancora chilometri da percorrere, ma ormai il viaggio è entrato nella sua fase finale.

Ripensando alla partenza dall’Isola d’Elba, sembra quasi di aver vissuto più viaggi in uno solo. Il mare dell’isola ha lasciato spazio alle strade della Toscana, poi alle montagne della Lunigiana e infine al Passo della Cisa, con quella strada tanto amata dai motociclisti.

La moto continua a macinare chilometri e la strada verso Milano ci riporta lentamente alla quotidianità, ma con quella piacevole sensazione che rimane dopo un bel viaggio: la certezza di aver scoperto luoghi che, magari, non erano nemmeno tra le tappe inizialmente previste.

E forse è proprio questo il bello di viaggiare in moto. Non conta soltanto la destinazione finale, ma tutto quello che succede tra una partenza e un ritorno.

Questa volta il viaggio è davvero giunto al termine. Dall’Elba a Pontremoli, dalla Cisa fino a Milano: tanti chilometri, tante curve e tanti ricordi da portare con noi.
Per il nostro tour abbiamo indossato:
Giacca Acerbis ON ROAD RUBY uomo
Giacca Acerbis RAMSEY VENTED 2.0 donna
Jeans Acerbis PRO ROAD uomo
Casco Nolan N120-1 con auricolari N-COM Mesh
La nostra moto ha “indossato” pneumatici Avon Spirit ST
© Testo e foto Style&Sport Magazine



















