Tra laghi, abbazie e scorci nel cuore del Prosecco
Piccole tappe, grandi emozioni lungo la Strada del Prosecco
Lasciate alle spalle le architetture eleganti di Conegliano e Vittorio Veneto, la Strada del Prosecco cambia ritmo.

Ci fermiamo a Revine Lago dove si rallenta senza nemmeno accorgersene. I due laghi, Santa Maria e Lago, sembrano messi lì apposta per invitare a fermarsi, respirare e guardarsi attorno. I sentieri che costeggiano le rive si specchiano nell’acqua e il tempo assume quella consistenza morbida che di solito si trova solo in vacanza.

Qui il Prosecco resta sullo sfondo, ma la sensazione di benessere è la stessa: autentica, semplice, senza bisogno di effetti speciali.

Mura di Sopra, il silenzio che racconta
Rimettiamo in moto la EMC6 ma non per molto perché dopo appena 10 minuti decidiamo di fermarci a Mura di Sopra attratti dal paese che si è trasformato in un Presepe a cielo aperto!

Mura è uno di quei luoghi che non fanno rumore ma lasciano il segno. Una manciata di case, una chiesa, lo sguardo che si apre sulle colline: sembra quasi di essere entrati in una cartolina!

Passeggiamo tra le vie del borgo, lasciandoci guidare dalle tante rappresentazioni della Natività disseminate lungo il percorso.

È il posto giusto per capire cosa significhi davvero vivere queste terre, lontano dai riflettori. Qui la Strada del Prosecco diventa una strada di incontri, di storie sussurrate, di panorami che non hanno bisogno di essere spiegati.

Piccola e caratteristica la Chiesetta di San Gottardo. La chiesa si presenta con una facciata sobria, leggermente intonacata, affiancata dal campanile.

All’interno custodisce un’interessante tela del Seicento, attribuita a Francesco Frigimelica, che raffigura San Gottardo e San Floriano mentre intercedono presso la Vergine con il Bambino.

Cison di Valmarino, il Medioevo che sorprende
Proseguiamo verso Cison di Valmarino, uno dei borghi più belli d’Italia, certo, ma soprattutto un luogo che riesce a essere vivo senza perdere il suo carattere medievale. Posteggiamo e subito lo sguardo incontra la Chiesetta poco distante.

La Chiesetta di San Vito in realtà è un piccolo oratorio. Si trova nel cuore del paese, accanto al ponte sul Rujo. L’edificio attuale risale al 1504 e venne acquistato dai conti Brandolini nel 1680, anche se le sue origini sono più antiche, probabilmente trecentesche.

All’interno spicca un altare in legno policromo, finemente intagliato, di grande fascino.

Sullo sfondo si intravede l’imponente profilo di Castel Brando, uno dei manieri più antichi d’Europa, che domina il borgo dall’alto del Col de Moi e ne definisce l’identità.

Cison è uno di quei paesi che vanno scoperti lentamente lasciandosi guidare dal rumore dell’acqua del torrente Rujo e dalle sue stradine strette e in pendenza, che sembrano invitare a perdersi.

Il cuore del paese è l’elegante piazza principale, circondata da palazzi di grande interesse e dominata dalla Chiesa di Santa Maria Assunta. I lavori di costruzione si conclusero nel 1740 e l’edificio, in stile neoclassico, colpisce per la sua doppia facciata: una più sobria, rivolta a ponente e sede dell’ingresso principale, e una più scenografica che si apre direttamente su piazza Roma, creando un colpo d’occhio particolarmente armonioso.

Per chi ama camminare, Cison offre anche un lato più naturalistico. La Via dei Mulini è un sentiero che collega il centro abitato al Bosco delle Penne Mozze e regala una passeggiata immersa nella storia e nella natura.

Lungo il percorso si incontrano lavatoi, fontane, canalette e antichi mulini, testimonianze di una vita quotidiana scandita dall’acqua e dal lavoro, che raccontano un volto autentico e ancora vivo del borgo. Caratteristica è anche la Via dell’Acqua.

Le mura, il castello Brandolini che domina dall’alto, le stradine in pietra che invitano a perdersi: tutto sembra al posto giusto.

Fermarsi qui non è solo una tappa turistica, è una pausa narrativa nel racconto della Strada del Prosecco, un capitolo che parla di storia, artigianato e bellezza ben conservata.

Follina, la quiete dell’abbazia
Il viaggio si chiude, almeno per ora, a Follina, dove il tono si fa quasi contemplativo. L’Abbazia Cistercense di Santa Maria colpisce senza bisogno di grandi parole: il chiostro, le colonne, il silenzio che avvolge tutto.

Vale la pena concedersi del tempo anche per passeggiare nel centro storico. La storia monastica di Follina affonda le radici ben prima dell’anno Mille.

L’attuale basilica trecentesca in stile romano-gotico è il risultato di una lunga stratificazione: prima una badia benedettina, poi una chiesa cistercense del XIII secolo e infine l’edificio che vediamo oggi, costruito tra il 1305 e il 1335 grazie all’impegno degli abati Gualtiero da Lodi e Nordio da Treviso.

Come vuole la tradizione cistercense, la facciata è orientata a ponente e l’interno si sviluppa in tre navate e cinque campate.

Colpisce subito l’eleganza essenziale dell’insieme, dove la sobrietà diventa forma di bellezza.

Tra le opere più significative spicca un affresco del 1507 di Francesco da Milano, che raffigura la Madonna con il Bambino tra due Santi e un donatore.

Sul lato meridionale della chiesa si apre il chiostro romanico, costruito nel 1268 per volere dell’abate Tarino. La pianta quadrata, la fontana centrale e il ritmo regolare delle arcate creano uno spazio di grande armonia, pensato per il silenzio e la meditazione, ma capace ancora oggi di affascinare chi lo attraversa.

Follina, però, non è stata solo un centro spirituale. Grazie all’opera dei monaci, il borgo divenne per secoli un importante polo di lavorazione della lana e della seta, arrivando a contare, fino al Settecento, oltre 1200 laboratori.

Dopo il giro a Follina decidiamo di concederci uno spritz prima di rientrare a Treviso. Un ultimo brindisi tranquillo, senza fretta, che segna la fine anche di questa giornata lungo la Strada del Prosecco.

La Strada del Prosecco, passo dopo passo
Da Revine Lago a Follina, passando per piccoli borghi e grandi sorprese, questo tratto di Strada del Prosecco racconta un Veneto meno conosciuto ma profondamente autentico. È un viaggio che non chiede fretta, che si gusta lentamente, proprio come un buon calice bevuto guardando le colline.
