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Pordenone e dintorni: il fascino dei borghi sull’acqua

Portogruaro, Sesto al Reghena e Valvasone: borghi storici, arte, fiumi e un’atmosfera senza tempo

Vicino a Pordenone si concentrano borghi che sembrano usciti da un libro di fiabe. È vero, abbiamo sconfinato in Veneto ma la distanza da Pordenone era davvero esigua e quindi abbiamo deciso di visitare il borgo. Ci fermiamo prima a Summaga per visitare la maestosa Abbazia di Santa Maria Maggiore.

Costruita tra il X e l’XI secolo per volontà dei vescovi di Concordia, dell’antico complesso monastico oggi rimane soltanto la chiesa, impostata su una pianta longitudinale a tre navate che si chiudono in tre absidi.

L’edificio attuale risale al 1211, mentre la facciata fu rimaneggiata nel corso del Settecento. L’interno della chiesa conserva uno dei cicli pittorici più significativi dell’arte romanica tra Veneto e Friuli.

Nell’abside centrale, lo sguardo viene catturato dalla Vergine con il Bambino, raffigurata all’interno di una mandorla sorretta da quattro angeli. Ai lati compaiono i simboli dei quattro evangelisti e le figure di due santi non identificati.

La visita all’abbazia non si esaurisce però all’interno. Uscendo, vale la pena soffermarsi sullo spazio che circonda la chiesa, dove sono visibili alcuni resti murari che aiutano a immaginare l’estensione dell’antico monastero. 

Portogruaro, il borgo sull’acqua

Proseguiamo per Portogruaro che accoglie con l’eleganza discreta di una città che non ha bisogno di stupire. I mulini sul Lemene, le case affacciate sull’acqua e i portici raccontano una storia profondamente legata alla Serenissima.

Portogruaro si scopre camminando, seguendo il corso lento del Lemene e lasciandosi guidare da una città che non ha fretta di raccontarsi. Qui ogni angolo sembra tenere insieme spiritualità, vita quotidiana e tracce di un passato molto più antico di quanto si immagini a prima vista.

La nostra passeggiata inizia dalla Torre di San Giovanni dall’aspetto monumentale.

Piazza della Repubblica, la Portogruaro di oggi

A pochi passi si apre Piazza della Repubblica, spazio ampio e vissuto, dove la città mostra il suo volto più quotidiano. Domina la piazza il palazzo Municipale con i suoi mattoni rossi, le sue merlature e la torre campanaria.

É uno degli edifici più rappresentativi del borgo. Risalente al 1265 fu poi ampliato nel 1512.archi acute.

Duomo di Sant’Andrea e la devozione cittadina

Il Duomo di Sant’Andrea domina il centro storico con la sua presenza elegante e luminosa. L’edificio attuale, in stile neoclassico, iniziò a prendere forma nel 1793 e venne consacrato il 4 agosto 1833.

Sorge sul sito di una chiesa più antica, probabilmente risalente al XII secolo, che aveva un orientamento opposto rispetto a quello attuale, con la facciata rivolta a occidente. La struttura si sviluppa su tre navate e si conclude con un’abside semicircolare, offrendo uno spazio ampio e armonioso.

All’interno, il duomo custodisce un patrimonio artistico di grande valore, con numerose tele di scuola veneta databili tra il XVI e il XVIII secolo. Da notare anche le decorazioni che circondano l’organo.

Spicca nell’abside la Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Martini, realizzata tra il 1512 e il 1513. Nelle cantorie del presbiterio si possono ammirare i pannelli con le Storie di Sant’Andrea dipinti da Pomponio Amalteo tra il 1546 e il 1547.

Accanto al duomo si innalza il campanile, noto anche come torre civica, una delle strutture più antiche e riconoscibili della città. La sua costruzione risale ai secoli XI e XII e raggiunge un’altezza di 59 metri. La torre presenta una marcata inclinazione verso nord-est, superiore al metro, che continua ad aumentare di pochi millimetri all’anno, probabilmente a causa di un cedimento delle fondazioni.

Ai Molini, l’anima veneziana sul Lemene

Uno degli scorci più iconici è senza dubbio quello dei Mulini sul Lemene. Qui l’acqua diventa protagonista assoluta, riflettendo le facciate degli edifici e creando un’atmosfera che ricorda, in scala ridotta, la Venezia della terraferma.

È uno dei luoghi più fotografati, ma anche uno di quelli dove vale la pena fermarsi semplicemente a guardare.

Oratorio della Madonna della Pescheria, una sosta silenziosa

Affacciato sulle rive del Lemene, proprio accanto ai mulini, l’oratorio non ha avuto però una vita sempre tranquilla. Come ricorda una nota ancora affissa sulla porta, nel 1917, durante l’invasione austriaca, l’edificio fu saccheggiato e spogliato.

Solo pochi anni dopo, nel 1920, tornò a nuova vita grazie all’intervento di Giuseppe Bittolo Bon, che ne curò il restauro e l’abbellimento. Sotto l’altare si conserva un Crocifisso ligneo, dono della signora Antonietta Gaule Pasqualini, che viene esposto alla venerazione dei fedeli nel giorno del Venerdì Santo.

Il percorso archeologico sul Lemene, sotto la superficie

Seguendo il fiume si entra in una dimensione diversa, quella del percorso archeologico sul Lemene. Qui Portogruaro mostra le sue radici più profonde, con tracce che raccontano la presenza romana e l’importanza strategica dell’area fin dall’antichità. È un modo originale di conoscere la città, guardandola da una prospettiva meno immediata ma estremamente affascinante.

tour da Pordenone

Museo Nazionale Concordiese

Il Museo Nazionale Concordiese è uno di quei luoghi che raccontano molto più di quanto ci si aspetti. Aperto al pubblico nel 1888, è il più antico museo archeologico statale del Veneto e nasce con un obiettivo preciso: custodire e valorizzare i reperti emersi dagli scavi iniziati nel 1873 nell’antica colonia romana di Iulia Concordia.

Entrando, il viaggio nel tempo è immediato. Il percorso espositivo accompagna il visitatore dentro la vita della colonia romana, restituendone la complessità e l’importanza.

Al piano terra si incontrano sarcofagi riccamente decorati, ritratti di grande intensità ed epigrafi che raccontano storie di famiglie, di uomini e donne di Concordia che raggiunsero incarichi politici e militari nell’Impero romano.

Accanto a questi, spiccano i mosaici, spesso policromi e sorprendentemente raffinati, provenienti dalle domus più prestigiose, vere testimonianze del lusso e del gusto dell’epoca.

Ogni reperto diventa così un frammento di racconto, capace di restituire l’immagine di una città viva e centrale nel panorama romano, ma anche di far emergere la dimensione umana di chi ha abitato questo territorio nel corso dei secoli.

Salendo al primo piano, lo sguardo si allarga ulteriormente. Qui trovano spazio manufatti in bronzo, ceramica, ambra e vetro, insieme a reperti protostorici che spingono lo sguardo ancora più indietro, a un’epoca precedente alla romanizzazione.

Tra gioielli raffinati e oggetti di uso quotidiano, prende forma la vita delle antiche popolazioni che abitavano queste terre, raccontata attraverso testimonianze materiali conservate con grande cura.

È una visita che non si limita a mostrare oggetti, ma costruisce un racconto continuo e coinvolgente del passato di Concordia Sagittaria e del suo territorio. Ma la visita non termina qui. Costeggiando il Museo si continua il percorso archeologico sul Lemene.

Prima di lasciare Portogruaro, quando ormai l’orologio segna l’ora di pranzo e la passeggiata tra vie, chiese e scorci sul Lemene ha aperto l’appetito, decidiamo di fermarci in una trattoria dal sapore autentico: il Bar Italia.

L’ambiente è semplice e accogliente, di quelli dove ti senti subito a tuo agio, tra profumi di cucina tradizionale e tavoli animati da conversazioni tranquille.

tour da Pordenone

È la pausa perfetta prima di rimettersi in viaggio, un momento conviviale che chiude la visita con il gusto sincero della tradizione locale.

Concordia Sagittaria, viaggio nel tempo tra Roma e paleocristiano

Ci vogliono solo pochi minuti d’auto da Portogruaro per raggiungere Concordia Sagittaria Qui la storia non è nascosta, è letteralmente sotto i piedi!

Proprio accanto alla Cattedrale, nel cuore del centro storico, si apre una delle aree archeologiche più interessanti della zona. Si può osservare dall’alto, affacciandosi alla balaustra vicino alla chiesa, ma è entrando che si percepisce davvero la forza del passato.

Mosaici antichi, basamenti di basiliche paleocristiane, tratti di strade romane ancora segnate dai solchi lasciati dai carri: tutto contribuisce a creare la sensazione di camminare dentro un libro di storia.

La visita permette di comprendere quanto fosse importante l’antica Iulia Concordia, fondata nel 42 a.C. in una posizione strategica, all’incrocio tra la Via Annia e la Via Postumia. Il nome “Sagittaria” richiama invece la produzione di frecce, le sagittae, che qui venivano forgiate attorno al II secolo d.C., a testimonianza del ruolo militare e commerciale della colonia.

Non lontano dall’area centrale si possono scoprire altri siti archeologici che completano il racconto: le terme e le mura cittadine, il suggestivo ponte romano di via San Pietro, le case e i pozzi romani in via dei Pozzi Romani e nell’area del Parco dei Signini.

La Cattedrale di Santo Stefano, tra distruzioni e rinascite

La Cattedrale di Santo Stefano protomartire domina il centro con la sua imponenza. Le sue origini affondano nel IV secolo, quando venne edificata la cosiddetta Basilica Apostolorum.

Nei secoli la chiesa subì distruzioni e ricostruzioni: incendiata dagli Unni nel 452, colpita da un’alluvione nel 589, venne più volte rinnovata e ampliata, seguendo le trasformazioni della città.

All’inizio del Novecento fu aggiunta la facciata ispirata alla chiesa veneziana di San Zaccaria, mentre venne realizzata anche la cappella dei Martiri con una cripta che custodisce importanti reliquie.

Entrare oggi nella cattedrale significa attraversare secoli di storia sovrapposti, in un edificio che racconta la resilienza di questa comunità.

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All’interno si trova un’acquasantiera in marmo greco del I sec. d.C.

Sul fianco della chiesa, sulla destra, troviamo il campanile del XII secolo, alto 28 metri, con due ordini di bifore su ciascuna facciata, e il battistero, a pianta a croce greca con cupoletta.

Il Battistero, costruito nel 1168 dal vescovo Reginpoto, riprende la tipologia dell’antica trifora ed è affrescato all’interno con figure di santi e storie della Bibbia.

Ai quattro angoli si innalzano possenti pilastri che sorreggono gli archi su cui poggia il tamburo, alleggerito da una serie di finestrelle alternate, alcune aperte e altre cieche. Sopra di esso si imposta la cupola, che domina l’ambiente e guida naturalmente lo sguardo verso l’alto.

La decorazione ad affresco, realizzata nello stesso periodo della costruzione del Battistero, rappresenta uno degli aspetti più affascinanti dell’edificio.

Nelle nicchie dell’abside centrale compaiono, da sinistra, un santo rivestito di clamide gemmata, san Pietro con le chiavi, san Paolo con il rotolo della Legge e san Giovanni Evangelista con il libro.

Nel tamburo, all’interno delle arcatelle cieche, sono dipinti sette profeti che indicano l’Agnello mistico. Dal monte su cui si trova l’Agnello scaturiscono i quattro fiumi del Paradiso, chiaro riferimento alla salvezza universale.

Al centro della cupola, racchiuso in una mandorla, campeggia il Cristo Pantocratore benedicente, con il libro aperto sulle ginocchia. Sopra il capo di Gesù si distingue la colomba dello Spirito Santo, mentre sul lato opposto un angelo regge uno scettro e un globo sormontato dalla croce: insieme formano la rappresentazione della Santissima Trinità.

Museo Civico, custode delle memorie antiche

Alle spalle della Cattedrale, al piano terra della biblioteca civica, si trova il Museo Civico. È una tappa che completa perfettamente la visita all’area archeologica, perché raccoglie i reperti rinvenuti negli scavi del complesso paleocristiano e del territorio circostante.

Qui frammenti di mosaici, iscrizioni, oggetti d’uso quotidiano e testimonianze funerarie aiutano a ricostruire la vita dell’antica colonia romana.

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Palazzo Municipale e Battistero

Il Palazzo Municipale, elegante edificio rinascimentale del XVI secolo, sorge in quello che un tempo era un punto di approdo sul Lemene.

Al suo interno trovano spazio sale museali con reperti che raccontano la storia di Iulia Concordia, rafforzando il legame tra la città moderna e le sue radici romane.

Concordia Sagittaria non è solo una tappa, ma un vero viaggio stratificato nel tempo, dove ogni angolo restituisce frammenti di una storia che continua a vivere sotto la superficie del presente.

Sesto al Reghena, silenzio e spiritualità

A pochi minuti di distanza il ritmo cambia ancora. Torniamo in Friuli e precisamente a Sesto al Reghena, cittadina raccolta, quasi sospesa, dominata dall’Abbazia benedettina che da sola vale il viaggio.

Gli affreschi medievali, il campanile e il chiostro creano un’atmosfera intima, dove anche una breve visita lascia il segno. È uno di quei luoghi in cui si abbassa automaticamente la voce e si cammina più lentamente.

L’Abbazia di Santa Maria in Silvis

L’Abbazia di Santa Maria in Silvis affonda le sue radici nell’VIII secolo. Venne fondata nel 762 d.C. grazie alla donazione di tre nobili fratelli longobardi, Erfo, Anto e Marco.

La sua storia, però, non è stata lineare: distrutta dagli Ungari, fu successivamente ricostruita e nel 967 d.C. donata al Patriarcato di Aquileia, entrando così in una nuova fase della sua vita religiosa e politica.

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Oggi il complesso si presenta come un piccolo borgo fortificato. Per accedere si attraversa la Torre Grimani, una delle due superstiti delle sette originarie.

Davanti si erge il campanile, mentre accanto si riconosce la cancelleria abbaziale, un edificio in mattoni che in passato ospitava persino le carceri.

Poco oltre si trova l’antica residenza degli abati, oggi sede comunale, riconoscibile per gli stemmi dipinti sulla facciata, memoria dei prelati che ne guidarono il destino.

I Mulini di Stalis

Poco distante sorgono i Mulini di Stalis, citati da Ippolito Nievo. Un tempo fondamentali per l’economia locale, rimasero in funzione fino al 1960.

Oggi, restaurati e collocati su un’isola nel mezzo del fiume Lemene, rappresentano uno degli scorci più suggestivi della zona.

La loro posizione e l’atmosfera che li circonda li rendono una meta ideale per chi ama la fotografia, la natura e i paesaggi che raccontano storie antiche.

Valvasone, un tuffo nel Medioevo

Valvasone sorprende per la sua compattezza e per l’aria autentica. Il castello, le mura, le vie acciottolate raccontano un Medioevo ancora vivo, mai ricostruito.

tour da Pordenone

Qui non serve una mappa: basta entrare nel borgo e lasciarsi guidare dagli angoli nascosti e dalle piazzette.

Piazza Castello e il cuore medievale

Piazza Castello è il nucleo più antico del borgo, uno spazio raccolto un tempo protetto da mura e fossato, dove sorse il primo insediamento abitato.

Sul lato ovest si erge la Torre delle Ore, conosciuta anche come Torre di Sant’Antonio Abate, che in passato rappresentava l’unico accesso al paese: chi entrava o usciva doveva necessariamente passare di qui.

tour da Pordenone

La piazza è dominata dalla mole del Castello di Valvasone e circondata da edifici in parte porticati, che raccontano secoli di trasformazioni urbane.

Le architetture medievali convivono con interventi successivi, come testimonia il pozzo seicentesco che ancora oggi arricchisce lo spazio centrale.

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Piazza Libertà e il Duomo

Percorrendo via Erasmo si raggiunge Piazza Libertà, dove si affaccia il Duomo del Santissimo Corpo di Cristo.

L’edificio custodisce un vero tesoro: l’unico organo veneziano del Cinquecento ancora funzionante in Italia. Anche le ante della cassa sono straordinarie, dipinte dal Pordenone e completate, dopo la sua morte, da Pomponio Amalteo.

All’interno del Duomo è conservata anche la Sacra Tovaglia, reliquia legata al miracolo avvenuto a Gruaro nel 1294, custodita nel tabernacolo dell’altare maggiore. Poco distante si trova l’ex cappella di San Giacomo, oggi sede della Pro Loco e punto di riferimento per i visitatori.

Piazza Libertà si sviluppa lungo la seconda cinta muraria ed è caratterizzata da eleganti edifici porticati. Un tempo era chiusa da un’altra torre, demolita alla fine dell’Ottocento per collegarla a Piazza Mercato, dove sorge l’elegante Palazzo Comunale.

La Roggia dei Mulini, poesia d’acqua a Valvasone

La Roggia dei Mulini scorreva un tempo appena fuori dalla cinta muraria che proteggeva il borgo nato attorno al castello.

Non era soltanto un corso d’acqua, ma un elemento fondamentale per la vita del paese: rafforzava il sistema difensivo e, allo stesso tempo, alimentava con la sua corrente le attività artigianali sorte lungo le sue sponde, fornendo anche l’acqua necessaria agli usi quotidiani.

tour da Pordenone

La giornata volge al termine e il tempo non basta per raggiungere anche la splendida Spilimbergo. La lasciamo sullo sfondo, con la promessa di tornarci.

Domani sarà l’ultimo giorno del nostro viaggio in Friuli, ma prima di rientrare a Milano ci concederemo ancora una tappa: proprio Spilimbergo, per chiudere il percorso con un’ultima scoperta.

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