I dintorni di Pordenone: paesaggi tra natura e relax
Cosa vedere vicino a Pordenone: Aviano, Polcenigo e splendidi parchi naturali per un viaggio lento tra natura e borghi
Scegliere Pordenone come base per un viaggio nel Friuli occidentale ha funzionato a meraviglia! Ci siamo mossi ogni giorno verso mete diverse, con distanze brevi e panorami che cambiano rapidamente.

Aviano e Castello di Aviano
Da Pordenone basta poco per arrivare a Castello di Aviano e ad Aviano, dove l’aria cambia e il paesaggio si fa più aperto. Siamo alle porte delle Dolomiti Friulane, e lo si sente subito.

Castello di Aviano: un borgo da scoprire
Parcheggiamo la nostra EMC 6 in Piazzale Diaz e ci avviamo a piedi per scoprire il piccolo borgo.

A pochi minuti dalla piazza, arriviamo al complesso incorniciato da panorami suggestivi.

Qui vediamo le diverse bellezze: il castello vero e proprio e la Parrocchia di Santa Maria e Giuliana.

Gli interni sorprendono per decorazioni e dettagli architettonici. C’è un’unica navata lungo la quale si aprono due cappelle laterali, introdotte da eleganti archi a tutto sesto.

All’interno sono custodite diverse opere di pregio. Tra queste spicca una pala del XVI secolo raffigurante San Nicola in cattedra con santi, attribuita a Francesco Materassi. Sono presenti anche due tele dedicate a Santa Giuliana e alla Madonna col Bambino accompagnata dagli Angeli.

Proseguiamo lungo il suggestivo percorso che si snoda tra le antiche vie del borgo del Castello di Aviano, ammirando i dettagli storici degli edifici e lasciandoci avvolgere dall’atmosfera senza tempo che caratterizza questo angolo di storia e natura.

Arriviamo alla raffinata Villa Policreti (ora un Hotel), elegante esempio di dimora storica immersa nel verde.

Aviano, tra montagna, storia e arte
Dopo pochi minuti arriviamo ad Aviano, dove l’aria cambia e il paesaggio si fa più aperto. Siamo alle porte delle Dolomiti Friulane, e lo si sente subito. Aviano è una tappa ideale per chi ama la montagna senza voler affrontare percorsi troppo impegnativi, ma anche per chi apprezza arte e storia.

Tra le attrazioni principali c’è la Pieve di San Zenone, con il suo fascino sobrio e antico.

All’interno, a navata unica, si sviluppano sei cappelle, ciascuna delimitata da eleganti semicolonne corinzie, che ospitano altrettanti altari. L’altare maggiore, risalente al Settecento, è opera dello scultore G. B. Bettini: semplice nelle linee, presenta un tabernacolo a forma di tempio, sovrastato da un crocifisso in legno affiancato dalle statue di San Martino e San Zeno.

Sulla parete sinistra si trovano due altari provenienti dalla Chiesa veneziana dei Cavalieri di Malta.

La terza cappella è dedicata alla Madonna del Rosario. Qui si trova un altare in marmo sempre di G. B. Bettini

Tra gli altri elementi di interesse, semplici ma di grande fascino, si segnalano le acquasantiere in pietra del Cinquecento vicino all’ingresso e il fronte battesimale con portelle decorate, anch’esso risalente al XVI secolo, che testimoniano l’eleganza e la cura dei dettagli dell’intero edificio.

Palazzo Menegozzi, elegante testimone di epoche, affaccia sulla piazza principale di Aviano. É una delle più belle architetture civili della pedemontana pordenonese.

Venne costruito poco dopo la metà del XVIII secolo, quando la nobile famiglia dei Menegozzi affidò ad un architetto (forse il trevigiano Francesco Riccati), la costruzione del palazzo.

Prima però di lasciare Aviano ci concediamo un ultimo momento di relax sorseggiando uno spritz, assaporando l’atmosfera tranquilla del borgo.

Polcenigo, il fascino dell’acqua e della pietra
Polcenigo è uno di quei borghi che sembrano fatti apposta per essere raccontati. L’acqua è protagonista, tra sorgenti, ruscelli e mulini che accompagnano la passeggiata.

Parcheggiamo la EMC6 e ci incamminiamo verso la Sorgente del Gorgazzo. Ci imbattiamo nel Capitello dell’Immacolata che consiste in un piccolissimo edificio con all’interno una custodita una piccola statuina di una Madonna su di una piccola mensola che fa da Altarino.

Proseguiamo su Via Sorgente e arriviamo alla Sorgente del Gorgazzo che è senza dubbio il gioiello del territorio: si tratta di una fonte carsica tra le più profonde d’Italia.

A circa nove metri di profondità, è stata collocata una statua del Cristo che, grazie all’eccezionale limpidezza dell’acqua e del fondale, risulta perfettamente visibile anche dall’esterno.

Questo luogo assume un significato ancora più suggestivo durante il periodo natalizio: ogni anno la statua viene accuratamente pulita e, poco dopo, viene allestito un presepe galleggiante che rende l’atmosfera davvero unica.

Nella notte della Vigilia di Natale si celebra la Santa Messa e, dopo la lettura della preghiera del sommozzatore, viene deposta una coroncina votiva, in un momento di grande raccoglimento e tradizione.

Proseguendo il suo breve cammino, dopo altri 1.500 metri il torrente conclude il suo corso confluendo nel fiume Livenza, la cui sorgente è visibile poco distante, in località Santissima.

Parcheggiamo nel park gratuito di Via Livenza e prendiamo Via San Rocco.

Imbocchiamo poi Via San Giacomo per dirigerci verso il Castello di Polcenigo.

A metà strada tra il borgo e il castello si trova l’ex convento francescano di San Giacomo, menzionato per la prima volta nel 1262 e considerato il più antico della Diocesi di Concordia, oltre che tra i primi della regione. Soppresso dalla Repubblica Veneta nel 1769, dal luglio 2016 è tornato a nuova vita grazie alla presenza di quattro suore francescane elisabettine.

Del complesso conventuale restano parti del chiostro, soffitti a cassettoni dipinti, ambienti con decorazioni medievali geometriche e una sala capitolare.

La Chiesa di San Giacomo, costruita dai frati minori conventuali prima del 1262, fu restaurata e ampliata nel Seicento per volontà dei conti di Polcenigo.

L’interno conserva paramenti, mobili intarsiati e tele di grande pregio.

Dopo la soppressione del convento, nel 1770 la chiesa divenne sede parrocchiale e nel 1790 ottenne il titolo di arcipretale, confermando il suo ruolo centrale nella storia religiosa di Polcenigo.

Nelle vicinanze della chiesa, c’è l’imponente campanile rettangolare con delle bifore su ogni lato ed una cella campanaria che richiama i fedeli nelle varie ricorrenze religiose.

La guglia ha una forma ottagonale sormontata da cuspidi.

Lasciata la Chiesa, proseguiamo lungo il sentiero per salire al Castello la cui la costruzione sembra risalire al 943.

L’antica struttura medievale occupava una posizione strategica sulla sommità della collina ed era probabilmente composta da elementi essenziali: una o più torri, il mastio, un recinto in pietra e pali di legno, oltre a un fossato che non sempre era colmo d’acqua.

Con il passare del tempo, il maniero venne circondato da successive cerchie murarie in pietra, delle quali oggi restano solo pochi frammenti nascosti dalla vegetazione.

Nel 1411 il borgo di Polcenigo venne incendiato dai friulani e anche il castello subì gravi danni. Nel 1730 l’edificio fu ufficialmente dichiarato “caduto in rovina”.

Intorno al 1738, i conti di Polcenigo avviarono un importante intervento di ristrutturazione. L’obiettivo dei proprietari era trasformare l’antica fortezza in una residenza elegante e confortevole.

Davvero suggestivo “entrare” e rivedere con la nostra immaginazione gli sfarzi delle antiche sale.

Abitato per circa un secolo, l’edificio entrò in una fase di declino verso la metà dell’Ottocento, a causa di una complessa controversia ereditaria tra i conti di Polcenigo. Rimase abitato fino al 1840-1845, dopodiché iniziò una rapida decadenza, aggravata dalla trascuratezza dei numerosi proprietari e dall’utilizzo del castello come vera e propria cava di materiali.

Nel 1886 fu venduto all’asta giudiziaria a Vincenzo Mez e in quegli anni la monumentale scalinata venne smantellata e venduta a pezzi per realizzare il sagrato della vicina chiesa di Vigonovo.

Alla fine dell’Ottocento la proprietà venne suddivisa e, nel 1901, il castello passò a Riccardo Chiaradia di Caneva, che arrivò persino a proporne la demolizione.

Nel 1906 l’edificio tornò alla famiglia Polcenigo, ma durante la Prima guerra mondiale subì ulteriori danni a causa delle incursioni austriache e del bombardamento del 7 novembre 1917. Dopo il conflitto fu nuovamente venduto e abbandonato, fino a diventare nel 1954 proprietà dell’artista pordenonese Ado Furlan.

Il terremoto del 1976 aggravò ulteriormente le condizioni dell’edificio, ormai ridotto a rudere. Solo nel 1979, grazie a un intervento della Regione Friuli Venezia Giulia, il castello venne consolidato e, nello stesso anno, divenne proprietà comunale.

Oggi molte parti sono andate perdute, tra cui la cappella di San Pietro, le dipendenze, il tetto, il salone da ballo e la suggestiva scalinata di 365 gradini che collegava il castello al borgo sottostante.

Nonostante ciò, i lavori di restauro hanno permesso di conservare le mura perimetrali e, soprattutto, il fascino senza tempo di questo luogo carico di storia.

Ci dirigiamo verso il centro storico di Polcenigo, raccolto ed elegante. In Piazza Madonna c’è la Chiesa della Madonna della Salute.

Intanto l’orologio corre e, quasi senza accorgercene, arriva l’ora di pranzo: è il momento perfetto per fermarci a mangiare.

Ci fermiamo così in Piazza Plebiscito alla Locanda Fullini-Zaia nell’omonimo Palazzo Fullini-Zaia. L’edificio si presenta imponente, riconoscibile per gli archi bugnati, le trifore e gli originali mascheroni che decorano la facciata.

Dopo una bella mangiata, è il momento ideale per cambiare ritmo e raggiungere il Parco di San Floriano, perfetto per smaltire il pranzo tra natura e relax.

Il parco sulla collina è uno straordinario esempio di recupero ambientale e l’unico parco rurale esistente in Italia.

Lasciamo Polcenigo con la sensazione di aver assaporato un luogo autentico, fatto di acqua, silenzi e storia. Ma il viaggio continua: la prossima tappa è Sacile, seguita da altri borghi che raccontano il Friuli occidentale con la stessa grazia e bellezza.
